il sacro è questo carsico, sotterraneo, cripta. l’arte sarà criptica o non sarà, scrisse Mario Perniola.

 

dinnanzi a tutto c’è. in questa scrittura. un ritmo che esita. come esita il pensiero e il corpo che si avventura. verso nuove transizioni. transita il ritmo del verso. e le cesure sono aperture allegoriche – il silenzio astratto per lo spazio bianco si concreta – mi pare, o almeno sento, ferite che dal senso sgorgante fanno intravedere un contro-senso più in fondo. lapidi e strappi. taglio simbolico per come lo si può intendere in un rito laico di passaggio e paesaggio. il paese interiore si sovrappone e rende mito il meteo, il tempo, il solstizio per il quale sarebbe nato Cristo. e c’è sacralità che non si sporca di dogma eppure è flessuoso numero arcaico, arcadico, nemetico punitore d’ogni egocentrismo, necessario. e altro da dire, ora, è solo in mancanza, nel senso di Bene, e di Deleuze che rizoma il significante nella dispersione. è ancora un vuoto che si fa lettura desiderante. ma sono solo impressioni. non è impressione. però. che leggere è. prima di ogni tutto. ascolto. del diversamente me.

le immagini, poi. hanno un silenzio a parte. una punteggiatura, quasi.

Gianluca Garrapa

le immagini, poi. hanno un silenzio a parte. una punteggiatura, quasi."

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