Trinity College Dublin

Giuliana Adamo / Antonella Anedda / Bianca Battilocchi / Maurizio Boldrini / Alberto Burri / Giuditta Chiaraluce Eiléan Ní Chuilleanáin / Cosimo Colazzo / Giorgiomaria Cornelio / Silvio Craia / Vincenzo Consalvi / Corrado Costa 

 Mario Diacono / Simone Doria / Franco Ferrara / Séamus Heaney / Valentina Lauducci / Osvaldo Licini

Richard Marsh / Elisabetta Moriconi / Magdalo Mussio / Nuvolo Remo Pagnanelli / Antonio Presti

Gianluca Pulsoni / Mariano Prosperi / Lucamatteo Rossi / Pinuccio Sciola / Stefano Scodanibbio / James Stephens

Giuseppe Sterparelli / Aldo Tagliaferri / Emilio Villa / Aby Warburg

Vicinanze, avvicinamenti, concatenazioni, carteggi, proposte d’etimo, corrispondenze tra l’Italia e l’Irlanda ordite nel segno del sasso e della stella, del labirinto e del tappeto: questo il programma di “Performative Arts Today: Like the Grave of a Stone, Like the Cradle of a Star”, che avrà luogo il prossimo 2 Febbraio presso il Trinity College di Dublino, in collaborazione con L’Istituto Italiano di Cultura. Un evento che vuole essere soprattutto una geografia di comunanze, un atlante e un percorso di studi volto a superare le divisioni tra discipline artistiche attraverso una
tavola rotonda che vedrà tra i suoi partecipanti: Antonio Presti (creatore e presidente della Fondazione Fiumana D’arte), Giuseppe Sterparelli, (regista di Variazioni: A Visual Polyphony, un lavoro che indaga i rapporti tra Emilio Villa e Antonio Burri), Gianluca Pulsoni (ricercatore della Cornell University) Eiléan Nì Chuillenáin (poetessa irlandese), Antonella Anedda Angioy (poetessa italiana), Maurizio Boldrini (regista e ricercatore teatrale, che presenterà una sua lezione su Carmelo Bene), Giorgiomaria Cornelio e Lucamatteo Rossi (cineasti), Cosimo Leonardo Colazzo (compositore e direttore d’orchestra) e Patrizia Zanardi (soprano). La giornata ospiterà anche “Come tomba di un sasso, come culla di una stella”, una mostra (preceduta da un film) già presentata alla galleria Philosopharte di Montegranaro nell’Agosto nel 2017 e composta inseguendo l’atlante Mnemosyne di Aby Warburg. La mostra tenta anche di congiungere l’Irlanda (ancora abitata da memorie, congegni mitici e ferite incise sulla pietra, come l’alfabeto Ogham) con la misura di poeti e artisti italiani.