Andrea Balietti / Bianca Battilocchi / Maurizio Boldrini / Ivana Bora / Giuditta Chiaraluce / Silvio Craia 

Ivo Consalvi / Vincenzo Consalvi Corrado Costa / Simone Doria / Franco Ferrara Osvaldo Licini / Elisabetta Moriconi

Magdalo Mussio / Giovanni Prosperi / Mariano Prosperi Nazzareno Rocchetti / Stefano Scodanibbio / Emilio Villa

 Aby Warburg

Mettiamo di essere ancora al principio. Che un mago tracci una fiaba che può essere letta come una geografia di comunanze e migrazioni, un memoriale del viaggio dove l’Ogham (antico alfabeto irlandese, provenienza del cinema, gesto doppio d’incidere linee sulla pietra e sulla pellicola) s’incontra e si mischia con i disegni di Giuditta Chiaraluce e con le stanze pittoriche di Magdalo Mussio e Mariano Prosperi: atlanti, carte cucite, tarocchi che abbiamo sperso nei posti dove abbiamo vissuto per nove mesi.  Mettiamo anche che il mago, svegliatosi, abbia con sé oggetti raccolti nella memoria dei gesti con essi compiuti: il sasso e la stella orditi nel disegno del tappeto. Nel segno di queste tre figure abbiamo costruito una mostra, come prima, per senso dell’andare, avevamo inventato un film, girato quasi del tutto in Irlanda, e intitolato  Nell’insonnia di avere in sorte la luce, che poi è un verso di Franco Ferrara, il poeta della parola in esodo, della parola, che narra alle colombe l’inadeguatezza dei nidi.

Queste nostre corrispondenze non sono solo vicinanze, ma avvicinamenti, incontri, carteggi, proposte d’etimo: se il cielo è un enorme poema, il Braille, forato nella notte della pellicola, ne è il suo Alfabeto Celeste (bisognerà rifare  una buona volta il Catalogo delle Vocali, come già aveva indicato Corrado Costa). Corrispondenze, dicevamo, e quindi rivolgimenti nel gioco liquido delle Idrologie (quelle di Villa, di Craia e di Cegna) che manifestano, inventano da capo il mondo, come succede anche in un’audiocassetta di Vincè, arrivata da Vallecascia: specie di cosmogonia suonante. Qui si svela che la piramide di Killiney Hill (due volte capovolta nei resti del monastero di Glendalough) è già stata raccontata da Aby Warburg ne Il rituale del serpente ed è forse un altro sogno scalato da Osvaldo Licini o scolpito da Ivo Consalvi. E così via, d’Iride in fiore, nel viaggio che non finisce, sfinisce mai: Voyage that never ends.

 

Giorgiomaria Cornelio Lucamatteo Rossi

Agosto 2017